IL BOSCO, L'ANIMA DELLE SERRE




   Sono diversi i modi di guardare, pensare, considerare il bosco da parte degli abitanti delle Serre. I bambini fino a poco tempo fa ci giocavano a fare Tarzan, quando la foresta cominciava appena fuori le case. Oggi i fanciulli non frequentano più il bosco, che è stato allontanato dal paese, dai loro interessi e dalle loro fantasie. E questo a parola del sottoscritto è un male. Bisogna educare la persona al bosco fin dalla tenera età. La scuola dovrebbe avere un ruolo importantissimo. Ma viene fatto poco o niente. Una buona conoscenza aumenterebbe la consapevolezza dell’ecosistema bosco, che va protetto e salvaguardato per le future generazioni.

Bosco di faggi e castagni presso la radura de le Melogne, a ovest del crinale principale di Colla del Monaco

C’è chi guarda al patrimonio forestale solo per guadagnarci dei soldi, con lo sfruttamento delle risorse naturali.
C’è chi considera le foreste come manifestazione della Natura da contemplare, dove l’uomo non deve assolutamente intervenire in quando contaminerebbe quello che è un monumento del creato.
Molte persone guardano in maniera indifferente al bosco, per lo più impiegati, professionisti, studenti, insegnanti, che svolgono una vita di tipo urbano: si muovono solo con la macchina, non distinguono un abete da un faggio, non sanno cosa sia una passeggiata nel bosco, e via dicendo.
La foresta, invece, è un grande universo vivente, un ecosistema ricco e complesso, che sulle Serre, come già ho detto più volte, si caratterizza di una biodiversità tutta particolare.

Bosco Archiforo

Il bosco è sempre stato visto come una delle massime espressioni della natura, un luogo che suscita emozioni e sentimenti forti. Nel cuore, per esempio, di una selva come quella di Archiforo, ci si sente piccoli all’interno un organismo enorme, dove tutto si muove e fa rumore.


 Dai 600 metri fino a quota 1000 (piano del castagnetum) a regnare è il castagno (Castagnea sativa), che è un albero appartenente alla famiglia delle Fagaceee. Rappresenta una delle specie forestali più rilevanti nell'Europa meridionale.

Bosco di castagni a ovest del crinale principale di Colla del Monaco

E' una pianta a portamento arboreo che sviluppa a maturità un'ampia chioma di forma rotondeggiante e altezza variabile. Può raggiungere, se trova condizioni particolarmente favorevoli, anche i trentacinque metri di altezza. E' un albero particolarmente longevo a comportamento caduco. Il fusto è grosso e colonnare, la corteccia liscia, lucida, di colore bruno, è solita screpolarsi longitudinalmente con l'avanzare degli anni. Le foglie sono di un bel verde, con un breve picciolo, della lunghezza di circa una ventina di centimetri; la loro forma è lanceolata e presentano una seghettatura ai margini. Sulla stessa pianta si sviluppano sia i fiori maschili che quelli femminili, piccoli e riuniti in gruppi, dal colore biancastro. Per una buona crescita questi alberi necessitano di un terreno sabbioso, molto ben drenato, si adattano senza problemi sia ai terreni acidi, sia ai terreni alcalini. Mal sopportano la siccità, preferendo terreni abbastanza umidi.
Tra le altre specie della fascia del castagnetum ricordo lontano comune (Alnus glutinosa), l’ontano napoletano (Alnus cordata),  nelle valli, le zone più fresche e gli alvei fluviali e l’acero comune (Populus tremula).

A ovest del crinale principale di Colla del Monaco

Ma la maggior parte dei percorsi che propongo in questo sito rientrano nella fascia fitoclimatica del fagetum. Re dei boschi delle Serre è senza dubbio l’abete bianco (Abies alba), che ovunque vi vegeta dagli 800 metri, tranne nelle aree più orientali, formando fustaie pure di eminente bellezza. Un albero, l’abete bianco, solenne, snello e di lunga vita. In media pervengono i 30 metri, ma alcuni esemplari possono oltrepassare i 45 e i 50 metri. 

La radura delle felci della Croce di Panaro, lungo la via che dalla Lacina di Brognaturo si porta verso la Pietra del Caricatore e M.Pecoraro, circondata da una foresta di abeti bianchi e faggi

Sulle Serre tale specie trova se stessa: umidità, terreni freschi e profondi, piovosità abbondante, caratterizzano queste montagne tra la Sila e l’Aspromonte, realtà che tale abies predilige di più. Essa presenta un fusto diritto che può arrivare ad un diametro di 5 metri. La corteccia, negli esemplari giovani, è liscia, ha un colore bianco-grigio argenteo e presenta delle piccole sacche resinose che, se premute, diffondo odore di trementine; nelle piante più vecchie (oltre i cinquant'anni d'età) la corteccia si ispessisce tendendo a desquamarsi in placche sottili e diventa, partendo dalla base, rugosa, screpolata (fessurata) e di colore tendente al nero. Le foglie sono persistenti (8-10 anni) e costituite da aghi appiattiti, rigidi e inseriti singolarmente e separatamente sui rametti, secondo una disposizione a pettine (cioè come i denti di un doppio pettine). Gli aghi sono lunghi circa 1,5–3 cm e larghi 1,5–2 mm, leggermente ristretti alla base, con la punta arrotondata non pungente e i margini lisci. La pagina superiore, di colore verde scuro, è lucida, mentre quella inferiore presenta due caratteristiche linee parallele biancastre-azzurrognole, dette bande stomatifere, che presentano 6-8 file di stomi e canali resiniferi marginali. Altra caratteristica tipica di questa specie sono i rametti coperti da sottili peli di colore bruno chiaro.

Un gigante abete bianco presso la radura del Trivio

Le zone più importanti delle Serre caratterizzate da questa specie sono prima di tutto  la fascia occidentale della dorsale del Monte Pecoraro-Pietra del Caricatore, che scende verso la conca di Serra San Bruno e che prende il nome di Bosco Archiforo. Poi il versante occidentale del Monte Pecoraro, la piccola dorsale della Colla del Monaco-Colle d’Arena, il Bosco di Santa Maria, attorno al Monte Diavolomani e il versante orientale del Monte Crocco. 

Bosco Archiforo, vicino alla Pietra dell'Ammienzu

Molto spesso l’abete bianco, che inizia a crescere da quota 800, si associa al castagno (al di sotto dei 1000 metri) e in misura maggiore con il faggio ed insieme formano splendidi boschi misti.
Diffuse anche magnifiche faggete pure.



Appartenente alla famiglia delle Fagaceae, il faggio (Fagus sylvatica) raggiunge i 30-35 m d'altezza, con diametro fino ad oltre un metro e mezzo. Il fusto è cilindrico, diritto, quasi privo di rami laterali. La chioma, dapprima conica, diviene via via ovale, leggermente appuntita. La corteccia - grigia spesso con macchie biancastre - si mantiene di solito liscia e sottile. Il faggio è una specie oceanica, cioè abituata a climi con escursione termiche poco accentuate, che richiede alta umidità atmosferica, ed è sensibile alle gelate primaverili. Incantevoli in autunno, quando, prima della defogliazione, assumono un colore rossastro e nei boschi misti è un susseguirsi di colori accesi fuoco che fanno contrasto con il verde scuro degli abeti. 



Grandiose faggete sono tra Monte Cervo, Fosso Latrò e Tre Arie nel comune di Arena, sulle pendici di Monte Tramazza, nel comune di Brognaturo, sul Monte Crocco (Fabrizia), sulla sommità di Monte Cucco (Vallelonga). Nei versanti occidentali inizia a crescere da quota 800 e in alcuni punti anche più in basso. In quelli orientali dai 1000 metri.
Infine, nel piano montano, è presente il pino laricio silano (Pinus nigra laricio), di importazione artificiale, autoctono su Sila e Aspromonte. Belle pinete, molto naturalizzate, si localizzano lungo il crinale, e a ovest di questo, principale di Colla del Monaco (Serra San Bruno, zona occidentale). 


Bosco di pino laricio presso località Michelina, crinale principale di Colla del Monaco

Pineta a ovest del crinale principale di Colla del Monaco

Come ho già detto quando ho parlato del clima, il versante orientale prossimo alla costa ionica risulta molto più secco e caldo rispetto al lato tirrenico e alle conche centrali. Tale alterità la possiamo osservare anche dal punto di vista della vegetazione. Nei rilievi che digradano anche ripidamente sul litorale ionico, le abetaie e le faggete bruscamente lasciano posto a un paesaggio mediterraneo caratterizzato dalla tipica foresta di sclerofille. Il leccio diventa protagonista dei valloni e dei rilievi. Addirittura, sopra i 1000 metri, si hanno boschi misti di faggio e leccio. Questo succede per esempio a est della vetta della Colla dei Perorari, nella zona di Ferdinandea e via dicendo.



Bigliografia:
- Scritti di Bruno Francesco Pileggi
- Il bosco, per la ricomposizione del Territorio delle Serre (a cura di Salvatore Regio) (2001)